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L'arcobaleno
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L'Arcobaleno

Emma Nolde Toccaterra, perché parlare è meglio di morire

Calibrato, introspettivo, mai banale: un album rivelazione

Ad un anno dall’uscita del disco, Emma Nolde fa scintille

Uscito nel settembre 2020, pubblicato per Woodworm/Polydor/Universal Music/Locusta booking e prodotto da Renato d’Amico e Andrea Pachetti, ‘Toccaterra‘ è l’album d’esordio della ventenne Emma Nolde.

Una seria etichetta discografica unita a una solida agenzia di booking sono stati fattori fondamentali per la crescita e la diffusione dell’artista originaria di San Miniato, in provincia di Pisa. Ma qual’è la storia di questa interessante personalità?

La Nolde comincia sin da bambina a studiare chitarra classica e, accanto alla formazione in conservatorio si avvicina e si appassiona al genere jazz, rock e pop. A tredici anni inizia a suonare in Toscana assieme ad un’amica, proponendo cover dei suoi artisti preferiti (Coldplay, Ed Sheeran), ma la svolta avviene qualche anno dopo, con la partecipazione al Rock Contest, concorso nazionale per gruppi emergenti, nato nel 1984.

Dalla prima giovinezza alla maturità

Al Rock Contest, Emma Nolde vince il premio Ernesto De Pascale per la migliore canzone in italiano con il brano ‘Nero Ardesia‘, scritto quando aveva solo quindici anni e ispirato alle serate trascorse ad Empoli, nel nero di gradinate immerse nel nulla, a parlare di speranze future e progetti di vita, assieme ai suoi amici.

Ci siamo noi, respira
Vieni a prendere una boccata di senso, funamboli
Ora che ci penso
Ogni giorno dormiamo su un filo teso […]Ogni frase un controsenso
Sarà strano vederci da lontano
E scoprirci felici

Nero ardesia, Emma Nolde

La voglia di realtà e l’incapacità di guardarla negli occhi

La copertina di ‘Toccaterra‘ ritrae Emma Nolde così: il viso e il braccio destro frantumato, fatto a pezzi come un vaso caduto a terra, mentre sprofonda con grazia, gli occhi chiusi (sta forse dormendo, e sognando?) dentro una voragine nera di sabbia compatta e granitica, le dita ad artiglio, per metà già chiuse dentro il suolo.

Se provassi a toccare terra
Tu e quegli occhi che più ti guardo
E più che non mi penso
Ho bisogno di uscire
Per muovermi senza te

Il disco: ‘Toccaterra’ è un’imperativo stanco

A proposito della track 3 (‘Toccaterra’, brano centrale del disco che dà titolo all’album), Emma Nolde ci ha spiegato:

“Nel brano l’immagine di toccare terra richiama la sensazione di quando ti senti innamorato e tendi all’ idealizzazione. Si è trattato di un necessario tentativo di richiamare quella persona alla mia altezza.

La capacità della Nolde di sapersi mettere a nudo, nelle proprie emozioni vere, reali e vissute, è unica. Non aveva vent’anni quando, a proposito dell’album, ha dichiarato: “Toccaterra, è un imperativo stanco. Alla fine mi sono detta: ‘Toccaterra, Emma! Guarda la realtà. Abbi il coraggio!’. Ma non ci sono riuscita subito. Dove meglio cercare radici, se non toccando terra tanto da sprofondarci, tanto da diventarne una parte? Da qui si inizia, dalla mia voglia di realtà e dalla mia incapacità di guardarla negli occhi“.

Emma Nolde Toccaterra

‘Resta’, ‘Sfiorare’, ‘(male)’, ‘Berlino’, ‘Sorrisi Viola’, ‘Ughi’

Questi i titoli delle altre canzoni: sembrano, così combinati, una frase a sé che potrebbe riassumere bene l’anima emotiva e concettuale del disco: cosa resta, cosa rimane alla fine? Resta soltanto la necessità di Sfiorare, di sfiorare (male) il cuore, il corpo di qualcuno – un nodo in gola, perché si è giovani e inesperti – unito al sogno di scappare a Berlino, città simbolo dello scatenamento creativo, emotivo, libertario, con l’obiettivo di affrancarsi da quella dimensione familiare e scolastica che rappresenta sempre un freno per lo sviluppo completo di sé.

Ti immagino
A scioglierti i capelli dentro un casinò
Nel centro di Berlino
Dove le scritte sui muri c’hanno un senso
Non un orientamento
Per questo ci perdiamo troppo spesso
Ci trasferiamo là quando avrai tempo
Di buttare vecchie storie pur di fare un po’ spazio
Eeh, ooh, Berlino

16 anni, quei 16 anni


Sorrisi Viola‘ invece è stata scritta in seguito a una memorabile serata al bar con degli amici, sempre quando la Nolde era giovanissima (quindici anni) mentre ‘Ughi‘ è dedicata alla nonna, donna elegantissima, che dice di “non digerire l’acqua”.

Prendimi sul serio
Sedici anni mai li ho avuti e mai li avrò

Sorrisi Viola

Dopo un megagalattico tour estivo, ancora qualche data

Dopo le chiusure Covid, Emma Nolde finalmente è riuscita a rimettersi in tour e questa estate è stata densa per lei di concerti e performance dal vivo. Cosa ci dobbiamo aspettare da lei? Come saranno i prossimi dischi? Durerà a lungo la sua carriera? Noi ce lo auguriamo, sapendo che la sua grande personalità non potrà certo perdere di luce.

Non a caso, a proposito dei suoi prossimi lavori, la Nolde ha dichiarato: “Quando a Fellini chiesero: ‘Come farai adesso a mostrare altre parti di te, dopo 8½?’, lui rispose: ‘Sarà come far vedere lo stesso palazzo gigante, ma con illuminazioni diverse. Sono sempre lo stesso palazzo, ma dentro può cambiare tutto’. Allo stesso modo, io permetterò alla luce di entrare e cambiare il modo in cui riesco a mostrarmi, ma sarò sempre io, debolezze e paure comprese.

Non ci resta, dunque, che stare a vedere.

Ora posso parlare
Mhm, parlare meglio che morire
Mhm, romperei equilibri deboli
Come me che faccio finta, mhm
Di non aver voglia di spiegarvi più tanto chi vuole resta
Chi vuole resta

…vuoi vedere Emma Nolde dal vivo? Il 30 settembre l’ultima data del tour estivo, a Torino!

Emma Nolde

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