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Sogni D'oro
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Sogni d'Oro

Quello che ci fa arrabbiare: perché dimentichiamo i sogni?

Le teorie che spiegano perché tendiamo a scordare ciò che sogniamo

I sogni che si perdono e quelli che restano

Alzi la mano chi al risveglio non ricorda i sogni! ‘Cipicchia quante mani alzate! In effetti è proverbiale che quello che sogniamo svanisca al mattino: si ha la consapevolezza di aver sognato ma il sogno si perde così nel nulla. Ma perché i sogni si dimenticano dopo il risveglio? Spesso abbiamo l’impressione di ricordare il sogno solo in parte, oppure si può averne il ricordo ancora vivo al mattino, ma poi si dilegua durante il giorno e ne restano solo pochi frammenti, o, ancora, sappiamo di avere sognato, senza sapere che cosa abbiamo sognato.

Ma come li dimentichiamo, accade anche che i racconti onirici mostrino una straordinaria persistenza nella memoria. Ce ne sono alcuni che si ricordano anche dopo oltre trent’anni in modo chiaro, come si trattasse di sogni freschi, appena fatti. Personalmente ricordo ancora in modo vivido sogni che ho fatto da bambina o da adolescente.

Ma da cosa dipende il ricordo o la memoria di un sogno? Sono in tanti ad aver tentato di determinare i fattori che portano alla loro dimenticanza. Uno di questi è Ludwig Strümpell che ha tentato di dare una spiegazione alle cause che portano a dimenticare i sogni. Si tratta evidentemente di un fenomeno complesso, che Strümpell riporta a tutta una serie di motivi. In primo luogo, tutto ciò che provoca dimenticanze nella vita da svegli, agisce anche sui ricordi onirici.

Quando siamo svegli dimentichiamo regolarmente innumerevoli sensazioni e percezioni, perché erano troppo deboli o perché hanno provocato un’insufficiente eccitazione mentale. Lo stesso vale per molte immagini oniriche: vengono dimenticate perché troppo deboli, mentre le immagini più forti che sono accanto a loro vengono ricordate. Ma il fattore intensità di per sé non è sufficiente a far sì che un’immagine onirica sia ricordata. 

A tal proposito Strümpell ammette, e con lui altri autori, che spesso dimentichiamo immagini oniriche che erano molto vivide, mentre tratteniamo nella memoria un gran numero di immagini confuse ed insignificanti. Tutto ed il contrario di tutto, direte voi. Esatto, avete ragione.

Inoltre, quando siamo svegli, siamo portati a dimenticare facilmente un avvenimento che si verifica una volta sola ed a ricordare meglio ciò che si ripete. La maggior parte delle immagini oniriche sono esperienze uniche e questa caratteristica contribuisce a farci dimenticare gran parte di ciò che sogniamo. Tranne i sogni ricorrenti che si tendono a ricordare e che sono un mezzo che usa il nostro inconscio per farci capire qualcosa che tendiamo a non comprendere.

La mancanza del senso logico

Sogni e memoria
Sogni e memoria

Un’altra causa che porta a dimenticare i sogni è la concatenazione. Affinché sensazioni, idee, pensieri siano ricordati, è essenziale che siano disposti in modo sensato e con raggruppamenti logici. D’altronde avviene anche nello stato di veglia: se un breve verso viene diviso nelle sue parole e queste vengono mischiate, diventa molto difficile ricordarlo.

Se invece le parole vengono disposte in modo sensato e messe in ordine logico, una parola aiuterà l’altra, e il tutto, fornito di significato, sarà facilmente  ricordato a lungo. È generalmente difficile ed insolito ricordare ciò che non ha senso, ciò che è confuso e disordinato. I sogni in genere sono privi di intelligibilità ed ordine, sono, in apparenza, insensati.

Ma noi sappiamo che in quell’apparente ‘non senso’ ci sta tutta una serie di significati importanti. Vanno analizzati, interpretati, contestualizzati e resi nostri. Se sogno di andare al mercato con la mia testa nella borsa, il mio sogno ha un senso: il mio insconscio mi sta dicendo che ho bisogno di discernere tra ragione e sentimento. Le composizioni che formano i sogni sono quindi quasi sempre prive di quelle qualità che rende possibile ricordarli e vengono dimenticate perché in genere si scompongono un momento dopo.

Secondo Strümpell ci sono anche fattori che derivano dalla relazione tra sogno e vita: la facilità con la quale il sogno viene dimenticato dalla coscienza della veglia, è  solo una conseguenza del fatto che il sogno non prende quasi mai ricordi ordinati dalla vita da svegli, ma solo dettagli, che strappa dal contesto psichico nel quale è ricordato. Inoltre, dopo il risveglio, il mondo dei sensi incalza e s’impossessa dell’attenzione con una potenza alla quale poche immagini oniriche possono resistere, ed il sogno cede il posto davanti alle impressioni di un nuovo giorno come lo splendore delle stelle cede alla luce del sole. 

In questo modo le strutture oniriche sono quasi sollevate dal terreno della nostra vita psichica e vagano nello spazio psichico  come nuvole in cielo, disperse dal primo soffio di vento

Strümpell

Se ti interessi ai tuoi sogni tendi a ricordarli

Per confondere ulteriormente le idee interviene Radestock, che sostiene invece che i sogni più strani sono meglio ricordati, e anche questo, non combacia con il fattore concatenazione. Anche qui abbiamo tutto ed il contrario di tutto. Infine, un altro fattore che probabilmente porta alla dimenticanza di quello che sogniamo, è lo scarso interesse che la gente ha per i propri sogni. Secondo ricerche scientifiche chi presta attenzione ai sogni per un determinato periodo di tempo, sognerà più del solito e avrà più memoria con più facilità e frequenza.

L’alterazione della sensibilità generale che c’è tra sonno e veglia non è favorevole al ricordo del sogno e spesso la riproduzione e la differente disposizione del materiale rappresentativo del sogno, lo rende quasi intraducibile alla coscienza da svegli. Noi però sappiamo, ce lo insegnano Jung e Freud, che è possibile tradurre il materiale onirico ed interpretarlo. Se abbiamo sognato significa che avevamo bisogno di farlo.

Ma quanto vale un sogno?

Sono quindi diversi i fattori che portano a dimenticare ciò che sogniamo, ma è anche importante sottolineare come tanti sogni vengano invece trattenuti nella memoria anche per tutta la vita. Sono anche davvero tanti i tentativi degli autori volti a determinare i principi che regolano il ricordo del sogno. Le diverse e molteplici teorie, che spesso fanno a botte tra loro, dimostrano che siamo di fronte a qualcosa di complicato e difficile da spiegare.

Un sogno apparentemente dimenticato al mattino può essere ricordato durante il giorno, se si inciampa in qualche percezione casuale che ce lo riporta alla mente. Ma il ricordo dei sogni in genere è aperto a un’obiezione che inevitabilmente ne riduce il valore dinanzi all’opinione critica. Dato che una così grande proporzione di sogni viene dimenticata, è quasi scontato dubitare che il nostro ricordo falsifichi ciò che ne rimane

il diario onirico: utile per non dimenticare i sogni
Il diario onirico: utile per ricordare i sogni

Anche Strümpell ha espresso dubbi sull’esattezza della riproduzione dei sogni. Secondo la sua opinione può facilmente accadere che la coscienza della veglia faccia involontariamente delle interpolazioni nel ricordo del sogno convincendoci di aver sognato delle cose che in realtà non erano affatto contenute nei nostri sogni.

Peter Willers Jessen scrive in proposito con particolare enfasi: “Inoltre, nell’indagine e nell’interpretazione di sogni coerenti e logici, viene data poca importanza, secondo me, a una particolare circostanza. In tali casi la verità è quasi sempre oscurata dal fatto che, quando ricordiamo sogni di questo tipo, quasi sempre, senza intenzione e senza notarlo, riempiamo le lacune nelle immagini del sogno.

Raramente o mai,  succede che un sogno coerente sia stato davvero tale come ci sembra nella memoria. Anche l’uomo più amante della verità non riesce a riferire un sogno strano senza delle aggiunte o abbellimenti. La tendenza della mente umana a vedere ogni  cosa connessa è così grande che involontariamente nella memoria essa riempie ogni mancanza di coerenza che possa sussistere in un sogno incoerente“.

Alcune annotazioni fatte da Victor Egger, anche se elaborate indipendentemente, sembrano quasi una traduzione di queste parole di Jessen.

L’osservazione dei sogni  presenta le sue difficoltà particolari, e il solo modo di evitare errori in tale materia è  quello di scrivere senza il minimo ritardo ciò che si è appena provato o osservato,  altrimenti viene subito l’oblio totale o parziale. L’oblio totale non è grave, ma l’oblio  parziale è infido; infatti, se ci si mette a raccontare ciò che non si è dimenticato, si è  portati a completare con la fantasia i frammenti incoerenti e disuniti forniti dalla  memoria… Si diventa artisti a propria insaputa e il racconto, ripetuto periodicamente, s’impone alla credenza del suo autore, che in buona fede lo presenta  come fatto autentico, debitamente stabilito secondo i buoni metodi

Victor Egger

Analogamente, Spitta afferma che quando tentiamo di riprodurre un sogno, introduciamo un qualche ordine nei suoi elementi associati liberamente, quindi cambiamo le cose che sono meramente affiancate in sequenze o in catene causali,  introduciamo quel processo di connessione logica che manca nel sogno. In pratica, nel momento in cui ricordiamo quello che abbiamo sognato, inventiamo, aggiungiamo, concateniamo. L’unico modo, secondo gli autori, per evitare di manipolare il sogno è quello di annotarlo subito, appena fatto, al risveglio, così da mantenerlo il più fedele possibile alla ‘realtà’.

Quale valore possiamo quindi attribuire ai nostri racconti onirici? La mia opinione, e non solo la mia, sul valore dei sogni è chiara: con o senza senso logico, il sogno correttamente interpretato con l’esatta traduzione dei simboli, rappresenta una risorsa importantissima e potente per tutti noi. Non solo può aiutarci a prendere consapevolezza rispetto a situazioni delle quali è necessario prendere coscienza, ma può anche fornirci spunti, idee, intuizioni per risolvere i problemi della vita quotidiana, può aiutarci a vivere meglio.

Come ricordare i sogni

Quindi? Tenere un foglio e una penna sul comodino e scrivere le parole chiave che conducano al nostro racconto onirico, è un ottimo modo per ricordarlo al risveglio, la mattina si può quindi riprodurre ciò che abbiamo sognato a caldo, appena fatto, come d’altronde consiglia anche Victor Egger.

Tenere un diario onirico è un’ottima abitudine se si intende usare questo potente mezzo che il nostro inconscio usa per comunicare con noi, ma le tecniche per ricordare quello che sogniamo sono tante, compresi i metodi di rilassamento con musiche specifiche. Non si deve certo dipendere dai sogni, ma ci sono periodi della vita in cui veramente possono esserci di grande aiuto. Più ci interesseremo a loro, più sogneremo, più li ricorderemo.

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