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Mixtape
Cantera Machete Vol. 1
Mixtape

I 6 migliori emergenti di ‘Cantera Machete Vol. 1’

Un album di nomi freschi nel rap-game, tanta qualità tra i giovani!

‘Cantera Machete Vol. 1’, cogli al volo l’opportunità!

Cantera Machete Vol. 1
Jack the Smoker e Charlie KDM

Il 10 settembre è uscitoCantera Machete Vol. 1‘, il nuovo progetto firmato Machete. L’etichetta discografica indipendente, fondata nel 2012 da Salmo, DJ Slait, Enigma e Hell Raton, resta da anni in cima alle classifiche del rap italiano.

L’ultimo album s’intitola, appunto, ‘Cantera Machete Vol. 1’ ed è il risultato di un ‘talent scouting’ musicale durata mesi. Jack The Smoker e Charlie KDM, due dei membri attuali della Machete, hanno condotto un format su Twitch destinato ai rapper emergenti, fornendo loro la possibilità di fare colpo con il proprio modo di fare musica.

Gli 11 migliori partecipanti hanno avuto la fortuna di prendere parte, appunto, a ‘Cantera Machete Vol. 1‘. Ognuno con la sua canzone, per un album poliedrico formato da 11 tracce tutte da ascoltare. Il direttore musicale del disco è Stabber, le produzioni sono di altissimo livello. E allora non resta che buttarci sui suoni, alla ricerca di una top 6 che metta in risalto gli emergenti più intriganti.

Ovviamente il punto di vista è sempre il mio, vi invito ad ascoltare tutto ‘Cantera Machete Vol. 1′ perché si tratta di un album molto interessante, ed è giusto che ognuno si faccia la propria idea.

Jani tira dritto come un toro

Il viaggio di ‘Cantera Machete Vol. 1‘ inizia con la prima traccia, intitolata ‘Click Clack‘. Un pezzo particolarmente spinto, perfetto per aprire un disco così carico di suoni variegati. Le melodie del beat sono underground e trionfali, pronte a farti saltare con una certa carica viscerale. Jani coglie al volo questa dimensione sovversiva, con un testo piuttosto cattivo e che non bada a censure etiche o morali.

La prima strofa mette in evidenza la sua voglia di riscatto, dovuta sia alla storia della sua vita sia alla consapevolezza di una scena italiana poco seria. La fotta di Jani è impetuosa, tipica di chi ha tanta rabbia da sputare fuori e una voglia incontenibile di dire la sua all’interno del panorama musicale.

Ho questa merda nel cervello, te la spingo fuori
In questa merda sono vero come i cantautori
In questa vita ho perso tutto quanto qua fuori
Ho conosciuto mille artisti: tutti cazzoni

Click Clack, Jani

Un mix tra ‘sete di vendetta’, ‘merda nel cervello’ e storie di ‘bambini problematici nati, senza padri, nelle case popolari’. Il ritornello è grezzo, sia dal punto di vista lessicale sia sul piano sonoro. Le linee melodiche sono prima più chiuse e poi particolarmente urlate, si alternano fasi della canzone più o meno incalzanti e cattive al livello vocale, mantenendo sempre uno sfondo angosciante ed eversivo.

Il timbro di Jani è basso e raschiato, perfetto per trasmettere quel senso di abbandono a se stesso che il testo stesso suggerisce. Svariati riferimenti alla vita di strada sembrerebbero raccontare una storia dagli echi clandestini, tutto sta, come sempre, nel capire se si tratti di racconti veri o meno.

Un ballo insulso ma effervescente

INCE
INCE

Potrebbero essere pure verità di strada direttamente da Nocera, che Jani affianca a Gotham City, così come potrebbe esserci uno sfondo autentico semplicemente portato all’eccesso, sulla linea metaforica di un’iperbole. Il pezzo è sicuramente molto bello nella sua cattiveria ma, come sempre, occhio all’ascoltatore quando si parla di determinati argomenti!

Menzione obbligatoria per il secondo pezzo di ‘Cantera Machete Vol. 1’, intitolato ‘Baing Baing’. Uscendo per un attimo dai binari di Mixtape, eviterei di analizzare quello che risulta essere, a tutti gli effetti, uno degli ennesimi testi trap che non hanno particolare rilevanza lessicale.

Ma andando un attimo oltre le solite ‘sigarette verdi’, i ‘bang bang por la calle’ e l’attitudine malandrina ormai nota anche a Papa Francesco, bisogna riconoscere che Ince, autore di questa seconda traccia di ‘Cantera Machete Vol. 1’, alterni dei flow veramente unici con la flessibilità di un bambù che mantiene una certa forza, nonostante la sua elasticità. Sicuramente l’imponente produzione aiuta, con dei bassi miscelati ad una melodia acuta pronta a far viaggiare la mente più di un allucinogeno, ma Ince la cavalca con una certa maestria.

E niente, io non avrei voluto farlo, ma ho dovuta inserirla in playlist. Difficile trovare una canzone che in appena 2 minuti ti faccia scatenare in un ballo così effervescente.

Un po’ di conscious rap non fa mai male, anzi…

Spika
Spika

Recuperiamo subito un po’ di sana introspezione e profondità musicale con la sesta traccia di ‘Cantera Machete Vol. 1’. È di Spika e s’intitola ‘Untitled’. Fin dalle prime note, la base si preannuncia conscious e carica di intensità emotiva, in stile lo-fi, ma con un background più ansiogeno e meno rilassante.

Se non sai da che parte vai, parti vai
Al vento come i marinai, in mezzo a squali imparerai

Untitled, Spika

Spika coglie perfettamente questo richiamo alla malinconia, come se il mood della canzone ti scaraventasse in una palude sterminata nella quale non puoi far altro che avanzare a fatica, muovendo un passo dopo l’altro con tenacia ma più spesso per inerzia. Nella prima strofa Spika sembra dialogare con la musica e, soprattutto, con se stesso.

Come se, rileggendo i versi scritti, riuscisse a comprendere ed accettare se stesso e ciò che lo circonda. Torturo il foglio fin quando non parla e mi vomita addosso”. Un verso molto evocativo che riassume lo scambio d’emozioni di un artista con la musica. Le parole poggiate sui suoni come uno specchio che riflette le parti più oscure di chi scrive, un foglio che parla.

Il ritornello è l’espressione per eccellenza della voglia di sparire per un po’, interrompendo la continua consapevolezza che il tempo scorra e se ne vada rapidamente, dimenticando per un attimo il disordine e le delusioni. La penna di Spika è forse la più interessante di ‘Cantera Machete Vol. 1’ e la seconda strofa certamente la più poetica e suggestiva del disco.

Tra dubbi che si diffondono a macchia d’olio, Gioac

Gioac
Gioac

La nostra continua ed instancabile ricerca di intimità musicale viene largamente soddisfatta nell’ottava traccia di ‘Cantera Machete Vol. 1′. Stiamo parlando di ‘Morto a galla’, scritta e cantata da Gioac. Il titolo preannuncia il contenuto sentimentalmente travolgente della canzone. Gioac entra subito con il ritornello, dopo una melodia di chitarra iniziale che contribuisce a creare il presupposto sonoro, e soprattutto emotivo, perfetto per l’entrata del cantante.

È la storia di un ragazzo che rimane solo in cerca di un abbraccio, dopo aver messo da parte la cattiveria e l’orgoglio che mantenevano salda la sua l’armatura, come a coprire e proteggere una sensibilità ribollente. Ciò che stupisce maggiormente sono le linee melodiche di Gioac, incredibilmente nostalgiche e nubilose, espressione di una sofferenza interna che trova sfogo grazie ad una dote canora sorprendente.

Rimane un solo individuo
A chiedere un abbraccio e non so’ più il cattivo
Sì, l’orgoglio l’ho messo da parte
Sennò, fra, da un pezzo sarei già partito
Poi mi tatuo un dipinto
Poi me ne faccio un altro
Chiave di scrittura, due birre e due canne
Poi rimango a scrivere solo e distratto

Morto a galla, Gioac

La prima parte della strofa inserisce uno stacco d’intonazione, rispetto al ritornello, evidente e piacevole. Il timbro si abbassa, perde un po’ di intensità a favore di un velo di tristezza che sembra per un attimo coprire l’esuberanza emotiva del ritornello. Gioac ha 20 anni ma si sente diverso dai suoi coetanei. Si percepisce un’oscillazione della percezione che ha di sé. Come se fossero un pendolo, le sue certezze si muovono, forse, tra due opposti: fiducia in sé o l’esatto contrario.

Tutto, nella vita, accade per un motivo?

Rod's Royce
Rod’s Royce

Dare un senso‘ di Rod’s Royce è la penultima traccia di ‘Cantera Machete Vol. 1′. Non appena parte la base, i più attenti e i più appassionati avranno subito riconosciuto l’accento sincopato dei bassi hip hop, conditi con una melodia che ricorda le musiche dei film sul Far West. Rod’s Royce decide di dedicare questa canzone a chi ‘non ha avuto l’amore di una madre, la forza di un padre, il legame di sangue di un brother’. Il giovane rapper porta sulle spalle il peso di un’infanzia difficile e vorrebbe liberarsene senza troppi lamenti o sensi di colpa.

È una questione di state of mind“, ed è forse per questo che Rod’s Royce ha scelto di scrivere una canzone così pesante dal punto di vista narrativo, ma che lascia al tempo stesso intravedere uno spiraglio di luce.

Da dove viene questa luce? Chi può darcela? Beh, forse soltanto noi stessi. Credendo ai sogni e nelle proprie potenzialità, svegliandosi ogni mattina ‘grati di essere noi stessi’ e guardando avanti cercando di godere a pieno ciò che di buono incontreremo lungo la strada. Rod’s Royce lascia un messaggio molto importante con questo pezzo: a prescindere dalle difficoltà e dai traumi vissuti, è comunque importante esserci sempre per gli altri. Non chiudere il cuore e comprendere che, a volte, aprirsi e sfogarsi con qualcuno possa aiutare ad accettare l’inevitabile.

Passo e chiudo… gli occhi

Cantera Machete Vol. 1‘ si chiude con la canzone d’amore del disco. Il titolo è ‘Maledettamente te’, il cantautore è Dìgame. Una melodia di chitarra rilassante, ma introspettiva libera la mente dopo un ascolto così intenso. È la classica canzone da ascoltare nel bel mezzo di un intreccio amoroso, tra ricordi nostalgici, piacevoli e a tratti dolorosi. Dìgame ha una voce spettacolare, crea dei virtuosismi che sciolgono matasse di pensieri.

Il titolo, ‘Maledettamente te’, riflette la linea tematica del brano. è un ‘maledettamente’ dolce, che esprime una sofferenza nella quale Dìgame sembra crogiolarsi quasi con piacere, come se questa condizione gli fornisse ispirazione artistica. I brividi, nuovamente, si diffondono con rapidità. Chiudo gli occhi e penso a…    

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