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L'arcobaleno
Maria Antonietta
L'Arcobaleno

Maria Antonietta e l’inferno in chiesa

Letizia Cesarini spiega e interpreta il XXVII canto dell'Inferno di Dante

Undici anni di successi: adesso è tempo di reading

Ospite la sera del 17 Agosto al We Reading Festival di Savignano sul Rubicone, in provincia Forlì-Cesena, Maria Antonietta si è presentata in vesti inedite: alla Chiesa del Suffragio, con un abito sobrio, giallo, occhiali da vista, l’ormai affermata cantante pesarese ha interpretato e spiegato il XXVII canto dell’Inferno di Dante Alighieri, prestando la sua voce al dannato Guido da Montefeltro.

Tema principale? La fragilità delle parole, i limiti e il triste peccato di chi, come Guido, ha fondato una vita intera sul raziocinio, sul calcolo, sull’intelletto, senza riuscire però a portarsi oltre la sfera prettamente linguistica.

Ma conosciamo tutti la storia di Letizia Cesarini? Classe 1987, segno zodiacale Leone (è nata il 26 agosto) da più di 10 anni la cantautrice originaria delle Marche è una vera e propria icona della scena musicale italiana. Appassionata di storia dell’arte medievale, la sua più grande fonte di ispirazione è Giovanna D’Arco (sul braccio destro ha tatuato il suo viso) ma anche la poetessa Sylvia Plath; non nascondiamo poi che la sua anima punk deve molto a figure come Courtney Love e Pj Harvey.

Nel 2012 esce il suo primo album in italiano, ‘Maria Antonietta‘, un disco davvero unico, che vanta perle punk come ‘Maria Maddalena’ e ‘Santa Caterina’ per spaziare in brani più pop rock (‘Quanto eri bello’, ‘Saliva’).

‘Maria Maddalena’, dall’album ‘Maria Antonietta’, 2012

Nell’album ‘Sassi’ Maria Antonietta dialoga con il diavolo

Alla Chiesa del Suffragio Letizia ha cantato (sola, chitarra e voce) alcuni pezzi tratti, prevalentemente, dall’album ‘Sassi’, come ‘Galassie’ e ‘Diavolo’. Il tema della verità è una costante della sua produzione, assieme a un cantato graffiato, che sa di ribellione di stampo femminista, per abbandonarsi poi a melodie nostalgiche e minimaliste, come nel caso della suggestiva e riuscitissima ‘Molto presto‘, per ritornare a un pop (falsamente) naif, come nel caso di ‘Giardino Comunale‘.

La verità
Non si contiene
E non fa sconti
Di nessun genere
Continuerò a fare quello che mi pare
Questo è sicuro
Nella purezza come ho fatto sempre, dici bene

Giardino Comunale, dall’Album ‘Sassi’, 2014, Maria Antonietta
Maria Antonietta
Maria Antonietta alla Chiesa del Suffragio di Savignano sul Rubicone

Sempre dall’album ‘Sassi’, non possiamo non citare il singolo ‘Ossa’, così anni ’90 già dalle prime parole: “Vorrei essere Gesù, Per richiamare in vita i morti, Richiamarne molto pochi, Gli altri non vederli più“; uniti ad un riff di chitarra molto grunge e al ritmo andante della batteria, questi versi sono un vero e proprio manifesto identitario e esistenziale.

E quando Letizia si mette a intonare “è che io sono bella, sono anche intelligente, io sono le ossa che non puoi spezzare più”, non possiamo esimerci dall’amare, in via definitiva, quella sua aura di libertà estrema, di delicata forza, di indipendenza radicale. Magari portando con noi queste parole, per lasciarci invadere dalla loro carica energizzante.

‘Deluderti’, del 2018, è l’ultimo album. Ma a noi non ha deluso affatto

L’ultimo disco ha sonorità più chill, si perde un po’ la sonorità punk più aggressiva dei primi lavori, ma sempre ritroviamo quella fantastica intersezione fra sacralità biblica e relazioni ‘profane’ amorose-interpersonali che sono la cifra di tutta Maria Antonietta. In questo lavoro, pienamente maturo dal punto di vista testuale e musicale, Maria Antonietta si consolida come donna e come artista.

Ogni canzone è un atto di resistenza, di autodefinizione, di autoaffermazione. L’album si apre con un recitativo molto forte: “Questa è la mia faccia, La mia fiducia non intatta
Un vago senso di presenza eterna, E se non mi amerai, Avrai i tuoi pensieri, Anche io ho i miei, Non te li dico mai, Mentre con Dio io mi ci trovo bene, Perché almeno Lui ha ampissime vedute
“.

I brani si susseguono, le parole scorrono come fiumi (o oceani) in un flusso di coscienza che collega una canzone all’altra, evolvendosi – adattandosi, forse? – al ritmo andante. Si arriva con la track 3 a ‘Vergine’, probabilmente il testo in assoluto più bello mai scritto dalla cantautrice marchigiana: dentro sé contiene tutto il mondo dell’artista; dal ‘problema dell’adattamentoalla figura della Madonna (la Vergine), la sessualità, l’innamoramento, la fuga dal mondo.

Fino a toccare note di poetico lirismo: “A me che amo le vastità non resta che fare a pugni, Ma fare a pugni costa fatica, rovina i vestiti migliori, Sarà questo il prezzo dell’adattamento? Non sono esperta di questa civiltà, Me ne resto in disparte, perché questa è la parte che preferisco, Da qui voglio dare fuoco alla tua cattedrale, E a te, che fai la parte della Vergine ma non ne hai la stoffa, Com’è che non ti credo e non ti prego, no, Tu non ne hai la stoffa, Ponti d’oro verso il nulla“.

Le parole sono importanti, ma possono essere fraintese

Come ha dichiarato Letizia dopo alcune domande in seguito al reading, “è sbagliato fondare la vita sulla parole; è un peccato, nel senso che è un peccato condurre una vita così triste, precludersi tutto il resto“. Ha raccontato poi del suo rapporto con i libri e con la lettura, percepita e fruita spesso come un castello di vetro, un luogo ideale e magico, ma che spesso, purtroppo, anziché metterla in relazione con gli altri, creava dei ‘ponti d’oro verso il nulla’, per usare una sua espressione.

Ora Maria Antonietta, dopo il duetto al Festival di Sanremo con Levante (2020) e la pubblicazione del suo primo romanzo per Rizzoli (‘Sette ragazze imperdonabili’), si dichiara felice di riprendere in mano la sua passione per il medioevo, per la lettura e per la letteratura. Ha in programma reading poetici e non dimentichiamo che ha collaborato anche con il mondo del teatro, componendo le musiche per lo spettacolo ‘Tutta casa, letto e chiesa‘ di Dario Fo e Franca Rame.

Un estratto di ‘Motel’, suonato in chiesa: “Volevo essere buona, Che tutto il resto è vanità, Volevo essere buona, Per dirti la verità, Ma la verità non ti tiene compagnia quando dormi da solo, Invece io non sono niente male La verità detta da te ha tutto un altro suono

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