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Cannabis
Lifestyle

Non c’è solo il ddl Zan! E le 4 piantine di cannabis a casa?

Il testo base per legalizzare la coltivazione domestica è stato depositato

Carrellata rapida di politica

Magi e Licatini
Onorevoli Magi e Licatini

Il fatto è questo: c’è un altro ddl importante, oltre a quello dell‘onorevole Zan, che si propone di regolare la legge italiana a tutela delle libertà personali dell’individuo. Infatti, le commissioni dovranno ora riunirsi per discutere ufficialmente il testo base proposto da Perantoni. Si tratta di una sintesi riassuntiva che unisce due proposte di legge: il ddl Magi-Licatini e il ddl Molinari. Gli argomenti da discutere sono sostanzialmente due: depenalizzazione e inasprimento/diminuzione delle pene, di cosa? Della coltivazione domestica di cannabis e degli eventuali rischi dei consumatori.

Decriminalizzare la coltivazione domestica sarebbe un primo passo importante

Riccardo Magi, + Europa

Le due proposte di legge remano una nel verso opposto dell’altra: se, da una parte, l’obiettivo di Magi (+Europa) e Licatini (5 stelle) è quello di garantire ai cittadini la piena libertà di auto prodursi piantine di cannabis, tutelando dunque i diritti dei consumatori, dall’altra Molinari, deputato della Lega, ha come unico obiettivo quello di inasprire le pene per chiunque consumasse, anche in piccole quantità, la pianta dalle mille applicazioni.

Trattandosi dello stesso argomento, ossia la cannabis, si è dovuto provvedere, per legge, all’unificazione e alla sintesi dei due ddl in un’unica proposta, per trovare un punto d’incontro tra le due parti. Il compito era stato affidato a Jacopo Morrone, deputato della Lega che, in quanto relatore, avrebbe dovuto stilare la sintesi. E secondo voi l’avrà fatto?

Faccio io, fai tu? Non se ne può più

No, il vecchio Jacopo non se l’è sentita e ha deciso in totale autonomia, come un muratore che decide di non presentarsi al lavoro perché non ne ha voglia, di non svolgere il suo lavoro. Ha lasciato ferma la discussione per settimane fin quando non ha deciso di dimettersi, affermando che “qualcuno voleva accelerare. Evidentemente, secondo l’onorevole Morrone, un po’ di polvere sui fogli delle proposte non avrebbe fatto poi così male, mentre 6 milioni di consumatori rischiano ogni giorno la galera e continuano ad acquistare cannabis dagli spacciatori.

Coltivazione domestica di cannabis non sia più reato. Mi auguro di dare impulso alla legge in Commissione Giustizia

Mario Perantoni, Presidente Commissione Giustizia

Comunque sia, la situazione è stata presa in mano dal Presidente della Commissione Giustizia Mario Perantoni, il quale ha deciso di proporsi, in prima persona, come relatore delle proposte. IL deputato dei 5 stelle si è più volte dichiarato favorevole alla libertà di auto prodursi la cannabis, sostenendo quella tesi così scontata, eppure da molti screditata, secondo la quale legalizzare (sarebbe meglio dire liberalizzare) significherebbe togliere una buona fetta del mercato dalle mani della criminalità organizzata. Perantoni ha svolto il suo lavoro nel giro qualche giorno e, nel pomeriggio di uno storico mercoledì 14 luglio, il testo base è stato depositato in Commissione Giustizia.

Burocrazia portami via.. non gli attivisti!

Manifesto collettivo
Manifesto Collettivo

E adesso cosa succede? Si apre la fase degli emendamenti, durante la quale i parlamentari potranno discutere di eventuali modifiche e aggiustamenti della proposta di legge, prima di sottoporla al voto. Chissà quanto tempo dovremo attendere. La macchina burocratica italiana è piuttosto lenta e cigola come la porta di un garage. Quello che possiamo fare noi cittadini è lubrificare gli ingranaggi attraverso l’informazione e la pressione sociale.

Ricordiamoci che la proposta non è merito dei politici, non si tratta di un’iniziativa eroica e personale degli onorevoli, è semplicemente il risultato di un lavoro gigantesco di pressione sociale esercitata dagli attivisti.

Informazione e perseveranza sui social, manifestazioni nelle piazze, interviste, lettere ai politici, raccolte di firme e una proposta di legge popolare (manifesto collettivo), depositata da due anni al Senato della Repubblica e prontamente sommersa dalla polvere del disinteresse. Noi ci siamo da anni, e voi? Chi si dichiara favorevole alla legalizzazione della cannabis cosa fa per spingere affinché si raggiunga qualche risultato? Vi dichiarate paladini delle libertà personali ma secondo me non lo siete perché la libertà va vista a 360 gradi e forse, molti, non hanno una visone dell’attualità sufficientemente ampia.

Ddl: due, dodici limiti

Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa prevede il testo base del Ddl Magi-Molinari-Licatini. Innanzitutto c’è da dire che, finalmente, esiste la certezza della decriminalizzazione. Inserendo un numero massimo di piante coltivabili, 4 nello specifico, si è certi di una tolleranza e soprattutto di non incorrere in procedimenti penali. Dunque, come si legge nel primo articolo, a prescindere dalla grandezza del raccolto, esso sarà legittimo se risultato della coltivazione di 4 piante femmina.

L’articolo 2 del testo base interviene sull’articolo 73 della legge Italiana, riguardante la produzione e lo spaccio (ricordiamoci che nel testo base si doveva includere anche il ddl Molinari e dunque le richieste della lega).

Il risultato sarebbe l’inasprimento delle pene per chi coltivasse, con autorizzazione, un numero di piante superiore a quello consentito (trattandosi di enti autorizzati, ossia produttori a scopo terapeutico, questo limite non ha nulla a che fare con quello delle 4 piante per i comuni cittadini). Il testo base si chiude con gli articoli 4 e 5, che propongono la rimozione delle sanzioni amministrative (ritiro del passaporto, sospensione della patente ecc..) legate al consumo e al possesso personale, ovviamente nei limiti dell’eventuale, nuova decriminalizzazione che prevede un massimo di 4 piante.

Siamo contenti ma non troppo

Firenze
6000 piantine in piazza, Firenze

La proposta è senza dubbio un passo avanti enorme verso la liberalizzazione della cannabis. La coltivazione per uso personale è un diritto alla libertà che permetterebbe finalmente ai consumatori di prendere le distanze dal mercato illegale, ottenendo un prodotto pulito e controllato.

La coltivazione domestica ad uso personale toglierebbe alla criminalità organizzata un’importante fetta di mercato

Federico Cafiero De Raho, Procuratore nazionale antimafia

Ci si sente un po’ come i nonni con i loro pomodori, la loro insalata o le loro olive con le quali producono dell’ottimo vino. Ma se quella della coltivazione personale sarebbe una vittoria della libertà personale, il disinteresse totale nei confronti del libero mercato che questa pianta meriterebbe, continua a sferrare ganci e montanti in faccia al buon senso e all’oggettività delle cose. Mentre in America siamo sempre più vicini alla legalizzazione federale e in giro per il mondo il mercato della cannabis esplode rivelando tutto il suo potenziale e il suo fascino, in Italia si preferisce lasciare gli introiti nelle casse della criminalità organizzata e dei pluri-bersagliati spacciatori.

Paradossi risolvibili

 Ci sarebbero inoltre da chiarire alcuni dettagli per quanto riguarda l’inasprimento delle pene. Siamo tutti d’accordo che lo spaccio vada punito, ma se l’unico limite entro il quale si è considerati consumatori è fissato con il numero delle piantine, come la mettiamo dal punto di vista del raccolto? Nel senso, da quattro piante femminizzate si possono ricavare centinaia di grammi e come faccio, io consumatore, a dimostrare che le mie infiorescenze o derivati, siano il prodotto effettivo di 4 piante?

Sarebbe opportuno inserire delle specifiche riguardanti il possesso, domestico e non, onde evitare fraintendimenti spiacevoli, visto, peraltro, che le pene per spaccio sarebbero inasprite. E a proposito di ciò, visto che le carceri italiane sono più sovraffollate della Cina o del Bangladesh, perché aumentare le pene per gli spacciatori mentre uno stupratore, un omofobo in preda alla rabbia animalesca o un marito violento se la cavano con molto meno? La strada è ancora lunga ma ci tengo a ribadirlo: l’autoproduzione è un diritto alla libertà imprescindibile e sarebbe un enorme passo avanti verso il tramonto di un fallimentare e ottuso antiproibizionismo.

Un grido di giustizia e libertà

Ddl

Ci tengo a ringraziare Megliolegale e l’ associazione Free Weed per avermi fornito tutte queste informazioni e soprattutto per l’enorme lavoro di pressione sociale che continuano a svolgere ogni giorno, insieme ad altre centinaia di attivisti. Nonostante le numerose sconfitte e lo sconforto nel quale sarebbe comprensibile lasciarsi andare quando tuonano determinate dichiarazioni colme d’odio, disinformazione e ostruzionismo immotivato, noi siamo qui, non ci arrenderemo mai e continueremo a lottare per i nostri diritti.  

P.S. Piccolo chiarimento: “non esiste solo il ddl zan” non significa che esso non sia importante: mi sono sempre schierato a favore e continuerò a farlo perché i diritti della comunità lgbt, in quanto umani e legittimi, rientrano nel grande insieme delle urgenze di libertà personale e di espressione. Però, a volte, le persone sembrano interessarsi di politica a sprazzi, tralasciando questioni urgenti che necessiterebbero un’attenzione certamente maggiore. Il mio non è un appello, ma un grido di giustizia e libertà. E più persone gridano, più forte sarà la voce. Più questioni si affrontano, più elastica sarà la mente.

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