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1, 2, 3… Poetry Slam: la poesia si potrà anche ballare!

Arriva dall'America e l'accostamento alla musica si fa sempre più forte

Cos’ha fatto la scuola alla poesia?

Poetry Slam, vi dicono nulla queste due parole? C’è chi dice che la poesia sia finita, che sia una velleità in un mondo come il nostro, in cui si consumano velocemente e con disattenzione merci e prodotti. La comunicazione deve essere rapida, concisa. C’è poco spazio per le pause, per la voce tremante, per le metriche castigate dei versi.

Ma il bisogno di bellezza rimane comunque un’esigenza per molti di noi. La poesia vive negli anfratti, non ha la voce grossa, ma è potente e pervasiva, trova sempre il modo di sopravvivere ai tempi bui e di riemergere in superficie al momento giusto. Oggi, attraverso la voce di moderni cantori, la poesia sta tornando sulla scena e tra la gente. Proprio questo era l’intento di Marc Kelly Smith, inventore del Poetry Slam:

La parola ‘poesia’ ripugna le persone. Sapete perché? Per ciò che la scuola ha fatto alla poesia. Gli slam restituiscono la poesia alle persone… Abbiamo bisogno di parlarci poeticamente tra noi. È il modo che abbiamo per comunicare i nostri valori, i nostri cuori e tutte le cose che abbiamo imparato e che ci rendono quello che siamo

Marc Kelly Smith

Dall’America con furore

Poetry
Marc Kelly Smith

È il 20 luglio del 1986 e Marc Smith, carpentiere e poeta, dà vita a un ciclo di letture di poesie ad alta voce in un jazz club di Chicago. Il suo soprannome diverrà poi ‘Slam Papi’ per i natali dati a un vero e proprio movimento artistico e culturale.

Oggi con la dicitura Poetry Slam ci si riferisce a un contest in cui diversi poeti si sfidano a suon di rime. L’uso del termine ‘slam’, che fa riferimento al rumore di una porta che sbatte, è significativo: la poesia ha il compito di risvegliare dal torpore, di colpire il pubblico. Nella competizione poetica non sono coinvolti solo gli artisti, ma anche gli ascoltatori, la giuria, il maestro di cerimonie. E poi non può mancare il ‘sacrificio‘. Sì, avete capito bene, il sacrificio, ma non sto parlando di scene cruente: all’inizio dell’esibizione c’è qualcuno che si sacrifica (volontariamente), recitando il proprio componimento per dare inizio alle danze dell’agone poetico.

Che la sfida abbia inizio!

E finalmente inizia la vera e propria sfida. Gli artisti salgono sul palco privi di qualsiasi supporto: niente musica, niente costumi di scena. Hanno a disposizione tre minuti a testa e un microfono. Tutto ciò di cui dispongono per coinvolgere pubblico e giuria è corpo, voce, parola. Il Poetry Slam è un campo di battaglia dove si lotta, si vibra e dove la poesia sveste il suo abito da dama eterea e diventa guerriera in carne e ossa.

Il corpo poetico qui si fa strumento di inclusione. Sono banditi, infatti, limiti d’età e poco contano provenienza sociale e professione. Gli sfidanti mettono in campo le proprie risorse e lo fanno da esseri umani nudi e crudi, spogliati di tutti i ‘gadget’ che la società odierna ci ha donato, nel bene e nel male.

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori

In Italia, il padre del Poetry Slam è Lello Voce, primo organizzatore di contest poetici nel nostro Paese e fondatore della Lega Italiana Poetry Slam (Lips). Recentemente, a portare la poesia italiana sulle scene internazionali, è giunto il giovane Giuliano Logos, che proprio quest’anno ha vinto la Coppa del Mondo di Poetry Slam. Giuliano, barese di origine, romano d’adozione, è anche musicista, rapper per la precisione. Oggi vive nella capitale dove ha fondato Wow – Incendi Spontanei, un collettivo che si occupa di poesia performativa, appunto. In quanto allo scopo dei Poetry Slam è in assoluto accordo con lo ‘Slam Papi’ e aggiunge che la poesia deve essere restituita alla gente:

Soprattutto giocando con la contaminazione dei linguaggi espressivi moderni, come il rap o il teatro. La poesia è ancora viva ed ha ancora tanto da dire

Giuliano Logos

È interessante notare questo accostamento tra poesia e musica. In fondo gli elementi in comune sono tanti e a noi questa contaminazione piace molto. Già ora, diversi locali, dopo il contest di poesia, lasciano spazio a una jam session. In un miscuglio di ritmo, metrica e passione, musica e poesia evidenziano i loro punti di incontro. Data la vicinanza tra le due arti, può essere che la prossima frontiera sia ballare la poesia?

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