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muro di Berlino
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La colonna sonora del Muro di Berlino

Da Bowie agli Scorpions, le cinque canzoni più emblematiche

muro di Berlino

Un indelebile ricordo di libertà

La storia è storia e la caduta del Muro di Berlino è ciò che tutti conosciamo: la fine della Guerra Fredda e un indelebile ricordo di libertà nella mente di molti. E come ogni pezzo di storia nella lunga, tormentata e talvolta stupidissima odissea che è l’esistenza umana, si porta dietro il proprio soundtrack.

Il 9 novembre 1989 crollava il Muro di Berlino e quegli artisti che avevano fatto della capitale tedesca un santuario di musica e libertà creativa, diedero vita alla colonna sonora simbolo di un evento tale, seguiti poi da molti altri che, anche dopo la caduta del muro, avrebbero contribuito a produrre numerosi capolavori.

Nel mare di queste note abbiamo scelto cinque delle canzoni più rappresentative di quel periodo, che avrebbe poi cambiato per sempre le sorti del mondo. Una playlist ad hoc con brani che, con un tonfo più potente del cemento armato, rimbombano forte nell’immaginario collettivo ancora oggi.

Il Muro da ‘Heroes’ a ‘A Great Day for Freedom’

La storia di due ‘eroi per un giorno’ nonché inno non ufficiale della città di Berlino: così Michael Müller, sindaco della capitale tedesca, definiva ‘Heroes‘ all’alba della morte del celeberrimo Duca Bianco. Brano, tra quelli presentati, che ha forse riscosso un maggior successo internazionale, ‘Heroes’ racconta la storia di due amanti che vivono separati dal muro e che sognano di sfuggire alle ideologie di chi, anche un po’ ingenuamente, ritiene che una città possa davvero essere divisa a metà da un muro.

Una canzone che raccoglie tutto l’ingegno di Bowie e Brian Eno messi insieme e che rappresenta oggi uno di quei pezzi insuperabili che, inevitabilmente, diventano colonna sonora delle più disparate pellicole cinematografiche. In questo caso, ricordiamo la famosissima ‘Noi, i Ragazzi dello Zoo di Berlino’ (1981).

Un grande giorno per la libertà firmato Pink Floyd

A Great Day for Freedom‘: con questo emblematico titolo i Pink Floyd incidevano, nel 1994, il pezzo che avrebbe parlato per la prima volta in modo esplicito della caduta del Muro di Berlino. Contrariamente a quanto pensano tutti, infatti,’ Another Brick In The Wall’ non si riferisce al Muro di Berlino, nonostante rappresenti il primo brano a cui si associa la band in relazione all’evento.

Contenuto nell’album ‘In The Division Bell’, fa leva proprio sui sentimenti di conforto che inevitabilmente nascono con la liberazione, ‘A great day for freedom’. Non ignora, però, il possibile rischio incombente di una disillusione, coniugato a delle sfumature di inquietudine e perplessità per quello che sarà il futuro.

Il soundtrack del muro è pure femmina

Una hit puramente pop datata 1983: parliamo di ‘99 Luftbaloons‘ di Nena, brano tedesco, in seguito tradotto in lingua inglese. Nonostante il ritmo incalzante e l’energia che la canzone sprigiona, ’99 Luftbaloons’ descrive l’atmosfera grigia e pesante che incombeva sulla Berlino divisa. Ma come è nato esattamente il brano?

Nel 1982 tenevano un concerto alla Waldbühne di Berlino i mitici Rolling Stones, concerto durante il quale la band fece volare in aria tantissimi palloncini. A Carlo Karges, chitarrista della band di Nena, questo gesto fece immaginare che, dall’altra parte del muro, le potenze dell’Urss si sarebbero potute insospettire, scambiando dei semplici palloncini per un vero e proprio attacco e scatenando così la tanto temuta ‘nuova guerra’.

Oltre Nena c’è Milva

Recentemente scomparsa all’età di 81 anni, la cantante dai capelli di fuoco, conosciuta anche come ‘la Pantera di Goro’, oltre che dagli italiani era amatissima anche dai tedeschi. Forse anche per il suo così speciale brano ‘Alexander Platz’, ispirato ad una delle piazze più famose di Berlino, scritto da Giusto Pio e Franco Battiato (ciao maestro!) e inciso da Alfredo Cohen nel 1978. Come ti trovi a Berlino Est? È la pungente domanda cantata da Milva e che, probabilmente meglio di qualunque altra, propone una riflessione sulla vita che erano soliti condurre i cittadini in quella parte più chiusa, più grigia, più omologata, che fa venire ‘le borse sotto agli occhi’, della Berlino squarciata in due dal muro.

Alexander Platz Auf-widersen!
C’era la neve,
Faccio quattro passi a piedi
Fino alla frontiera
Vengo con te!

MILVA

Il vento degli Scorpions che soffiò su Berlino

A concludere questo breve excursus tra i brani emblematici della colonna sonora che raccontò il muro di Berlino è ‘Wind of Change’ degli Scorpions, la band tedesca che nell’agosto del 1989 aveva anticipato quel vento di cambiamento che, dopo pochi mesi, avrebbe soffiato su Berlino, ponendo finalmente fine alla Guerra Fredda. Scritto da Klaus Meine durante i giorni del concerto degli Scorpions a Mosca, ‘Wind of Change’ è il brano simbolo della Germania unificata e probabilmente quello che, più di tutti, incarna i sentimenti di chi, in quell’ormai lontano 9 novembre 1989, il crollo di quel muro – all’apparenza insormontabile – lo visse sulla propria pelle.

Quel che resta di quel muro

Siamo giunti al termine del nostro breve mixtape con le cinque canzoni che ci hanno permesso non soltanto di ripercorrere la storia, ma anche di guardare al passato usando un po’ di quella materia grigia che possediamo in abbondanza, e che spesso rimane inutilizzata. Abbiamo anche riflettuto sugli errori (o gli orrori?) di un periodo grigissimo della storia.

Il 9 novembre 1989 veniva giù a picconate il Muro di Berlino. Oggi di quello stesso muro rimangono solo pochi resti, ammirati dai turisti di tutto il mondo nei pressi del vecchio Check Point Charlie. Se vi capita di passarci vicino, premete play e immergetevi tra le magiche note delle cinque canzoni che meglio ve lo hanno raccontato.

Riproduzione Riservata ®

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